Il “Distretto del turismo lento e responsabile” è parte di un progetto più ampio, il progetto Rockability (ideato da A. Raus e S. Quaranta e finanziato da fondi F.S.E. -Fondo Sociale Europeo- e F.E.S.R. -Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), che si occupa di sviluppo locale, della valorizzazione della comunità partendo dalla convinzione che in ogni comunità di persone siano presenti saperi, conoscenze, esperienze e competenze dalle quali partire per un’opera di rigenerazione. Questo è l’assunto di base, lo strumento di lavoro da affiancare a tale tema è la progettazione partecipata. A titolo d’esempio, alcuni interventi che Rockability ha prima progettato e ora sta mettendo in atto sono una nuova forte proposta di rigenerazione per l’ex collegio a Roccaporena indirizzandosi verso l’accoglienza di ragazzi con differenti necessità e fragilità (i care leavers), alcune proposte di riuso e riciclaggio di oggetti seguendo i principi di un’economia circolare, il ripensamento dell’ospitalità di alcuni luoghi per renderli pronti ad una visione del turismo sul territorio che valorizzi e aggreghi l’esperienza di chi ospita (i cittadini residenti) e di chi è ospitato (i cittadini temporanei) entrambi con diritti e doveri. Due forme di cittadinanza che puntano a valorizzare la persona. Questo è, a grandissime linee, il quadro operativo di Rockability.

Cascia è conosciuta nel mondo in quanto città di Santa Rita (nata a Roccaporena fraz. di Cascia, siamo a cavallo tra la fine del 1300 e il 1400). Così per molti decenni il turismo in questo territorio ha puntato storicamente sulla devozionale della Santa con uno sviluppo importante tra il 1950 e il 2000. Un turismo monotematico, quello religioso. Ultimamente, per differenziare la clientela, ci si è rivolti al turismo sportivo (ritiri di squadre di calcio, di pallavolo, di scherma, ecc.). La pandemia da Covid-19 ha accelerato quei processi di modifica del mercato e del turismo già in atto in tutto il mondo e che iniziavano a far sentire le proprie conseguenze anche qui, mettendo in luce la necessità per l’uomo di sperimentare esperienze forti, sì, ma sempre più rivolte al rispetto e alla valorizzazione dei luoghi e delle persone. Sappiamo che si viaggerà in gruppi ristretti (familiari, amicali o legati da rapporti di fiducia) alla ricerca di emozioni personali e non preconfezionate e omologate. Non si venderà più l’esperienza di visitare una fattoria o soggiornare in un agriturismo, ma si favorirà la conoscenza di esperienze peculiari di quella fattoria o di quell’agriturismo non replicabili in altri posti; per fare ciò si ha semplicemente la necessità di persone uniche, non corrompibili dal commercio delle emozioni a richiesta. Ognuno deve essere se stesso senza simulare o interpretare un prodotto. Così facendo non ci sarà bisogno di rincorrere servizi fuori luogo o eccentrici, ma bisognerà studiare proposte uniche e particolari, magari di nicchia ma non ripetibili in altri luoghi o con altre persone. Puntare alla ricerca e consapevolezza delle proprie caratteristiche molto prima che al maggior numero di possibili clienti. E’ così semplice che può essere difficile da intendere se non con un cambiamento di prospettiva.

Stanno maturando anche in questo territorio nuove sensibilità (come le produzioni biologiche e gli allevamenti non intensivi) con la convinzione di proporre un’accoglienza basata sulla spiritualità e al vivere il paesaggio come frutto del lavoro di gestione del territorio da parte delle persone che lo abitano. Esperienze più personali, più intime, rivolte alla singolarità di ogni ospite, esperienze che questo territorio mette a disposizione (natura, persone, storia, racconti, vissuti, cibo) e non interpretate da prodotti turistici standard.

Ecco, tutto questo è ciò che compone e che contraddistingue un “distretto del turismo” che sia lento come il passo di un bambino e che dal bambino apprenda anche la capacità di porre attenzione a tutto ciò che gli accade intorno; un “distretto del turismo” che sia anche consapevole della responsabilità di scelte rispettose del lavoro delle persone e del risparmio delle risorse che madre natura mette a disposizione. Per questo abbiamo adottato le proposte della “carta dell’ospitalità responsabile” e il “vademecum del viaggiare responsabile” messi a disposizione da A.I.T.R. (Associazione Italiana Turismo Responsabile). Su queste basi stiamo lavorando con le persone del territorio per modellare sempre più e dare una forma propria al “distretto”.

Abbiamo puntato a valorizzare la rete sentieristica da percorrere a piedi, in mountain-bike e a cavallo. Il territorio Casciano è stato un crocevia di popolazioni e commerci già prima dei Romani. E’ un territorio poco urbanizzato e ricco di sentieri e strade bianche ben conservate, paesaggio tipico di un appennino umbro-marchigiano. Grazie al lavoro tecnico e alla guida di Alberto Renzi che si occupa di progetti, marketing e comunicazione digitale per il turismo sostenibile, stiamo rilevando questi percorsi in tre differenti forme:

  • attraverso un lavoro a tavolino di consultazione di mappe geografiche di vario tipo anche IGM, della documentazione e ai i tracciati GPS creati a suo tempo da Filippo Suman e messi a disposizione dall’azienda turismo locale (grazie all’Amministrazione e ad Angelo Aramini);

  • attraverso la rilevazione fisica dei sentieri con la creazione di tracce GPS (tutt’ora stiamo tracciando tra permessi in zona gialla, arancione e rossa);

  • ma soprattutto attraverso il racconto, la memoria e le competenze delle persone che vivono in questo territorio. Elementi che rendono unici questi sentieri.

Rapporto con la comunità:

abbiamo incontrato singolarmente e in gruppo alcuni cittadini portatori di conoscenze e competenze storiche, naturalistiche, artistiche e sociali, abbiamo incontrato gli operatori turistici di piccola e media portata (principalmente agriturismi), i proprietari di aziende agricole e di allevamento, alcune comunanze agrarie che gestiscono i terreni e la montagna. Insomma siamo andati alla ricerca e tutt’ora ricerchiamo coloro che possano regalare il proprio vissuto e le proprie parole a chi sarà accolto in questi luoghi. Sempre con il pensiero di rilevare le unicità e non le omologazioni. Ciò trasforma il cliente in ospite, l’ospite in persona che partecipa alla vita della comunità, cioè in cittadino temporaneo.

Comunità e Turismo:

d’altra parte l’ospite che cerchiamo è colui che è interessato a essere parte di un territorio, a fermarsi a dialogare con le persone, colui che è attento affinché la propria impronta ecologica sia il meno possibile incisiva e metta in condivisione la propria impronta emotiva. Ci rivolgeremo a quelle reti che aggregano questo tipo di persone, associazioni, enti sportivi, scuole che vogliono offrire nuove esperienze di gita scolastica ai propri alunni; ci rivolgeremo ad ogni singola persona che vorrà ascoltare e saprà raccontare il proprio vissuto.