Antonio Palombi con accanto la mamma Nunzia ripercorre la storia della sua famiglia, un racconto incentrato sull’attività di allevamento che si intreccia con le vicende umane dei suoi protagonisti. La storia ha inizio a partire dagli anni venti del ‘900 quando il nonno, capostipite della famiglia, rientrato in Italia a Chiavano (frazione di Cascia), dopo un’esperienza di immigrazione dall’America, acquistò due mulini, di cui uno elettrico per macinare il frumento. L’attività imprenditoriale familiare si amplia con l’apertura di un’osteria che come materia prima utilizzava gli animali allevati. Antonio è un uomo appassionato, legato alla sua terra per la quale esprime il suo grande impegno sostenendola e difendendola.

Questa area geografica si trova lungo l’appennino umbro-marchigiano, terra, sottoposta da secoli a eventi sismici che periodicamente la colpiscono. Così Antonio ripercorre la storia della sua infanzia vissuta a Chiavano vecchia, con il suo castello medievale (centro dei giochi dei bambini) dei quali ne percorrevano i sotterranei. Il paese di Chiavano, nella memoria di Antonio bambino, assume la fisionomia del luogo delle fiabe.

A seguito del terremoto del 1979, che rase al suolo il paese vecchio, la sua famiglia fu costretta a tornare a Cascia nella zona a Padule, che è meno suggestiva ma molto più funzionale e strategica. Gli abitanti di questi luoghi sono resilienti e abituati a rispondere alle avversità naturali con il rimboccarsi delle maniche e a ricominciare di nuovo.

Divertenti sono gli aneddoti della madre Nunzia sui detti dialettali riguardanti la particolarità dei confini. Mentre Chiavano era territorio dello Stato Pontificio, la vicina Leonessa apparteneva al regno delle Due Sicilie. Come esempio del proverbiale scontro tra i due abitati, “Annamo su lo statu” voleva dire che da Leonessa si arrivava a Chiavano, mentre “che sei de lo regnu?” indicava la provenienza da Leonessa.

Nunzia ricorda ancora con nostalgia le feste religiose ormai perse a causa di molti fattori come lo spopolamento di questi luoghi, e il correlato cambiamento della società. Dagli abitanti di queste montagne la festa dedicata a Sant’Antonio Abate era molto sentita quando in agosto in occasione della raccolta del granturco, la comunità si univa nell’attività della sfogliatura e con la collaborazione di tutti i compaesani si rafforzavano i legami di comunità.

Oggi Antonio gestisce la sua azienda agricola con l’aiuto del fratello Giovanni, della cognata Uliana e chiaramente sempre sotto il l’occhio vigile della madre Nunzia e del padre Gaetano.

Servizi aggiuntivi

  • Esperienze: laboratori, attività all’aperto, degustazioni, visite guidate in azienda, ecc.

  • Produzione biologica

  • Vendita di formaggi e ricotta di produzione propria

  • Fattoria didattica

  • Parcheggio

Accessibilità

  • Abbattimento barriere architettoniche per l'ingresso

Lingue parlate

  • Inglese

Ecosostenibilità

  • Accessibile senza auto – servizio di trasporto clienti messi a disposizione dall’azienda con partenza da Cascia

  • Buone pratiche per evitare gli sprechi alimentari

  • Raccolta differenziata oltre il 70%

  • Lampadine a basso consumo

  • Pannelli solari per acqua calda

  • Riduttori di flusso per l'acqua

  • Utilizzo elettrodomestici ad alta efficienza energetica

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